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Vendite on line a Padova

A Padova la vendita online sposa la buona pratica della Filiera Corta impattando meno sull’ambiente da noi tutti bistrattato senza sosta.

Il Progetto “Filiera Green-km zero point” fa da ottimo esempio, un innovativo sistema logistico applicato alla vendita online mette in relazione le aziende agricole del territorio con gli operatori del settore agroalimentare (ristoranti, pizzerie, alberghi, bar, rivendite di frutta e verdura ecc…).

Questo progetto introduce l’e-commerce nel settore agroalimentare e sposa il cosiddetto canale distributivo “corto” tramite formule come il farmer’s market, i mercati di Campagna Amica e i gruppi di acquisto solidale. In parole povere, i titolari di pubblici esercizi ed attività commerciali potranno “fare la spesa” direttamente dalle aziende agricole grazie al portale internet e ordinare un’ampia gamma di prodotti freschi e di stagione; acquistare ad un prezzo vantaggioso e sgravato degli oneri di intermediazione dei canali tradizionali di vendita.

Il web diviene, così, mezzo operativo per la vendita dei prodotti agricoli del territorio.
“A Padova la vendita online sposa la buona pratica della Filiera Corta impattando meno sull’ambiente da noi tutti bistrattato senza sosta.”

L’esempio citato coinvolge venditori e consumatori, entrambi integrati in un circolo virtuoso.

Vediamo in generale quali sono le caratteristiche del mercato elettronico.

Partiamo dal fatto che un sito non ha orari di chiusura e apertura ma è online e quindi fornisce un servizio 24h su 24 e per tutti i giorni dell’anno.

Il commercio elettronico ha un costo ed un’intensità di manodopera molto più bassa di un’attività di vendita tradizionale. Ha un’alta tracciabilità, si può, quindi, ricostruire con facilità il percorso online seguito dal cliente per giungere al sito; offre la possibilità di vendere su diversi mercati geografici e di sperimentare a costo più basso nuovi prodotti e/o varianti.

Uno studio condotto da  Casaleggio Associati sull’e-Commerce in Italia evidenzia un aumento delle vendite online dal 2004 al 2010, un trend positivo confermato anche nel 2012 con un’ulteriore crescita del 32%.

 

Il consumatore, parte attiva in questa crescita, ritiene che acquistare online sia più comodo, veloce e che si sia meglio assistiti.

In virtù di questo dato emerso dallo studio Casaleggio Associati, segnaliamo un nuovo Social Commerce, Meltingshop.it.

I consumer disporranno di una community, uno spazio libero dove recensire un prodotto o chiedere consiglio sullo stesso (il consumatore dà molto peso ai feedback restituiti da un consumatore come lui).
Per chi intenda vendere su Meltingshop c’è uno spazio apposito Vendorspace.it dove conoscere tutti i dettagli.

“Sfruttare” una vetrina online per vendere i propri prodotti è un buon punto di partenza per avere un alter-ego online a quello offline o per  avventurarsi nel mondo del mercato elettronico.

 

Pinterest, ecco chi ha più follower

Le bacheche del nuovo social network stanno raccogliendo l’attenzione di sempre più internauti. A voi gli utenti più famos

Pinterest è il social network più chiacchierato della Rete e il 2012 si è già candidato per diventare l’anno del suo boom definitivo. Su Pinterest si possono creare delle board ( “lavagne”) in cui raccogliere, come su una bacheca con le puntine, degli appunti virtuali sulle cose che ci interessano. Esempio: state facendo una ricerca in Rete per trovare la nuova tappezzeria per la vostra casa. Perché non creare una board per raccogliere le immagini che vi piacciono di più? E poi condividetela e gli altri utenti interessanti potranno curiosare tra le cose che avete raccolto. i

“Pinterest è il social network più chiacchierato della Rete e il 2012 si è già candidato per diventare l’anno del suo boom.”

A Pinterest al momento si accede tramite invito e, andando sulla homepage del network, potete richiedere un biglietto di ingresso. Negli Usa il sito registra numeri record come i 10 milioni di visitatori mensili negli Usa ed è il social network con più hype al momento. Questi sono gli utenti con più follower: per lo più sono appassionati di design e la stragrande maggioranza è composta da donne, come il 97% dei fan di Pinterest su Facebook. La persona con più follower in assoluto, secondo Mashable, sarebbe curiosamente Jane Wang, madre di uno dei co-fondatori del portale.

Couple Up to Buckle Up

People book trips when they sit down…together

“Couple Up to Buckle Up”

http://vimeo.com/34140861

Social Commerce

Gli acquisti da mobile nei prossimi anni prenderanno il sopravvento rispetto alle vendite da PC e diventeranno una pratica sempre più comune.

Shopwithyourfriends.com è uno degli ultimi esperimenti, e tra i più creativi, che mette insieme:

  • mobile shopping
  • social networking e
  • gamification

il tutto in un’unica piattaforma, perfettamente accessibile e ben navigabile da device mobile, che permette di fare shopping, condividere l’esperienza di acquisto, giocare e discutere con gli amici sulle ultime tendenze della moda.

Dopo essersi registrato, sfruttando il proprio profilo già esistente su twitter, facebook o altri comuni social network, l’utente inizia a fare shopping invitando i propri contatti e amici come in un negozio reale. Trasportando i prodotti selezionati in un’area condivisa, potrà ricevere in tempo reale i loro commenti via chat o via Skype.  Il sito permette anche di creare e salvare diversi lookbook  che potranno essere condivisi.

“ Il 2012 sarà l’anno di consacrazione del social commerce.”

La visualizzazione dei prodotti, la loro condivisione e i commenti effettuati permettono all’utente di raccogliere punti e sbloccare badge e trofei, che permetteranno l’ingresso in una classifica condivisa e visibile a tutti. Il raggiungimento di un determinato punteggio consente all’utente di vincere premi, per esempio un week end di shopping a Londra o a Parigi.

Nato da una start-up olandese e lanciato pochi mesi fa, riunisce vari marketplace europei e statunitensi che offrono molti e importanti brand globali. Il target privilegiato sono le donne tra i 15 e i 45 anni, dove le più giovani, native digitali, sono chiaramente avvantaggiate.

Gli analisti (Booz & Co.) prevedono che il 2012 sarà l’anno di consacrazione del social commerce, a partire dagli USA dove il mercato passerà da 1 miliardo di dollari del 2011 a 14 miliardi di dollari nel 2015.

Aspettiamoci quindi nuovi siti come SWYF nel 2012 e una decisa spinta verso la condivisione social presso le principali piattaforme già esistenti per lo shopping on-line.

Gilles Lipovetsky e l’avvento del consumatore

Gilles Lipovetsky, autore de “L’impero dell’effimero”, famoso saggio di sociologia sulla moda, analizza la situazione attuale del sistema moda. Dalla sua analisi emerge che il predominio del consumatore sarà uno degli elementi su cui si dovrà costruire la trasformazione del sistema moda. Il consumatore di moda dell’immediato futuro sarà capace di mescolare categorie di prodotti, di prezzi e di valori estetici. Se ciò rappresenta una occasione “creativa” per il consumatore, risulta un elemento di complessità per il sistema moda e il mercato.

“Stiamo vivendo una nuova epoca della moda e del lusso” Così esordisce Gilles Lipovestsky al convegno “Parigi-Milano. La moda e la città”, organizzato dallo IULM a Milano, il 4 aprile scorso. Nell’analisi del sociologo di Grenoble questa nuova epoca va di pari passo con le mutazioni della società. Se dobbiamo definire la società attuale come dell’ipermodernità, la nuova epoca della moda deve definirsi dell’iperconsumo.

Quattro sono i pilastri su cui si deve orientare la moda del futuro. Per ciò che riguarda i marchi: deregolarizzazione dei tempi di produzione; esplosione della pubblicità, conseguenza di un eccessivo tributo nei confronti dei media. Da parte del consumatore: personalizzazione dell’uso dei marchi e distanziamento dallo stilista; “emozionalizzazione” del lusso, che porta ad un consumo socialmente diffuso, ma sporadico nel tempo degli oggetti di lusso.“Se dobbiamo definire la società attuale come dell’ipermodernità, la nuova epoca della moda deve definirsi dell’iperconsumo.”

Alcune premesse aiutano a comprendere l’analisi del sociologo francese.

Come effetto della globalizzazione, anche la moda subisce una decentralizzazione. Se Parigi era il punto unico di riferimento nell’epoca moderna, oggi, dopo l’avvento del pret-a-porter, e per effetto della globalizzazione i riferimenti si sono moltiplicati, Parigi, Milano, New York.
Se il sistema postmoderno della moda si caratterizzava dall’opposizione tra moda e lusso, stiamo assistendo alla nascita di molti lussi e alla moltiplicazione dei marchi di lusso.
Alcuni fenomeni già in atto sono di sommo interesse per il futuro del sistema moda. Quello che richiama maggiormente l’attenzione, per l’entità che va assumendo, è che marchi di grande distribuzione hanno la stessa notorietà dei marchi di lusso, basti pensare a Benetton, Zara o H&M. Secondo fenomeno che sta assumendo proporzioni notevoli è che siamo in un’epoca dominata dall’imperativo dell’immagine.
Anche nell’ambito della distribuzione si assiste a grandi cambiamenti. Il ritmo della produzione è alterato: se prima era marcato dai cambi stagionali, oggi è possibile che nelle grandi distribuzioni ogni 2 settimane venga sostituita la collezione.

Nella società di oggi si assiste ad un fenomeno sconcertante, ma rispondente alla logica dell’iperconsumo, cioè che il mercato si muove verso una bipolarizzazione: già stiamo sperimentando, in un estremo lo sviluppo dei marchi di prezzo basso e nel polo apposto la moltiplicazione dei marchi di lusso. Questi ultimi per competere sul mercato stanno adottando la strategia di mercato dei marchi bassi, utilizzando la pubblicità in modo convulsivo. Mentre tradizionalmente i marchi di lusso consideravano la pubblicità non di buon gusto e privilegiavano, oltre la creatività e lo stile, la discrezione, oggi l’imperativo è la strategia di comunicazione. Ciò li porta a rendere spettacolari ed erotici i mezzi per la comunicazione, ad esempio le sfilate, che saranno sempre più evidentemente destinati ai media. Oppure a cercare quelle soluzioni che ottimizzano l’immagine come i mega store.

Ma i fenomeni più interessanti dell’epoca ipermoderna sono rappresentati secondo Lipovetsky dai seguenti fatti: predominio del consumatore e tendenza da parte di questo al mescolamento degli stili; diffusione di quello che il sociologo francese ha chiamato il lusso “esperienziale” o “emozionale”. Proviamo a sintetizzare il suo pensiero.

Il predominio del consumatore o “avvento del consumatore”, secondo la terminologia del relatore, sarà uno degli elementi determinanti su cui si costruirà la trasformazione del sistema della moda.
Il consumatore sta dando prova di distanziamento dallo stilista e da quella unitarietà stilistica che caratterizzava l’estetica dello chic, propria dell’alta moda e della prima fase del pret-a-porter. Certamente siamo di fronte ad una opportunità “creativa” per il consumatore che indossa quello che desidera, non ciò che è di moda; ed è capace di mescolare stili, forme e linee. E’ però un consumatore che carica di valore la propria persona e non più il gruppo di appartenenza; un consumatore che vuole mostrare e dimostrare il suo gusto personale ed evidenziare una personalità molto individualistica. Punta non già sulla seduzione che viene dalla classe o dalla ricchezza, bensì sulla seduzione che viene dalla propria persona fisica che deve essere presentata come sempre giovane: è più importante sembrare giovane che sembrare ricchi. Si spiega bene con questa interpretazione il fatto che si moltiplicano i centri di benessere, la pratica della chirurgia estetica, le cure personali, le aspettative sul look.

Da tutto ciò risulta però, e in opposizione a quello detto sopra, una grande incertezza estetica, una grande indecisione che viene superata dal consumatore, ancora con il marchio, ma soprattutto con ciò che Lipovetsky chiama il “lusso emozionale” cioè col sottomettersi alla spinta del desiderio. Si tratta di un ricorso al lusso non come necessità di status, ma di un ricorso che obbedisce alla logica del “farsi piacere” di regalarsi personalmente, almeno una volta l’anno un oggetto di lusso. E’ un momento sensoriale molto egoistico e psicologicamente molto sottile: quando il consumatore acquista un oggetto di lusso, il piacere in esso insito non è il poterlo mostrare per dimostrare che si è diversi, ma mostrarlo per sperimentare il piacere di sapersi diversi e sentirsi diversi dalla massa.
Una ultima annotazione riguardante il consumatore che va tenuta presente: la sua capacità di acquistare e portare marchi di lusso accanto a pezzi acquistati sulle bancarelle del mercato; di spendere alte cifre per un prodotto e allo stesso tempo inseguire gli sconti.
Il consumatore di moda dell’immediato futuro sarà capace di mescolare categorie di prodotti, di prezzi e di valori estetici.

Fin qui l’analisi di Lipovetsky, che in quanto analisi sociologica può subire tutte le modifiche che le persone e i gruppi sociali sono in grado di determinare. Certamente se ciò rappresenta una occasione “creativa” per il consumatore, risulta invece un elemento di complessità per il sistema moda non più in grado di stabilire con certezza quali possono essere le preferenze del consumatore. Si sposterà inoltre l’attenzione dallo stilista, che potrebbe perdere la funzione preminente che ancora oggi possiede, verso coloro che sono più in grado di assecondare il “desiderio” del mercato. Siamo comunque nel campo delle ipotesi.

 

The 5 Stages of Corporate Social Media Maturity

Thanks to the wonderful social media work at Forrester Research we now have a succinct model which allows companies to identify where they reside in social media maturity and adoption. Knowing this enables companies to develop the appropriate plans to become more mature, increase adoption, scale, test and optimize in order to fully leverage the benefits of social media company-wide. The model also provides a guide for inbound marketing agencies to identify where their clients and prospects are in terms of social media maturity. Recognizing where a company lies on the model prior to launching full-fledged inbound marketing is critical for setting goals, defining KPIs, building strategy and determining tactics while mitigating risk and sidestepping social media faux pas.

1. Dormant 2. Testing 3. Coordinating 4. Scaling & Optimization 5. Empowering
Resistant to any use of social technologies due to unwillingness to participate or “analysis paralysis” Individuals or departments test in isolated pockets Management begins to coordinate across teams and departments Organizational shift toward growing and improving social applications Organization empowers all relevant employees; fosters & rewards top performers

Source: Forrester Research

 

The size of a company should determine the speed to which it can or should mature. Trying to jump from the dormant phase to the empowering phase too fast might have horrifying effects on a brand. Not only will the left hand not know what the right hand is doing, but the fingers and toes will be blissfully ignorant of each other too. This can lead to mixed messaging, social media faux pas, duplication of efforts and incorrect budgeting.

Inbound marketing planning should take the maturity model into account and establish goals for reaching each stage in order to have a smooth successful transition with social media adoption. For smaller companies moving through the maturity model can be relatively quick. However, for large companies moving from one stage to another may take a year or more.

Forrester Research takes a step further by defining personas for companies moving through the model. He identifies them as:

  • Laggards – He estimates one in five companies are not utilizing any social media and that companies represented by this persona tend to be highly conservative, heavily regulated or just not interested.
  • Late Majority – Labeled as starting in “organic pockets,” Corcoran describes this persona as “distributed chaos” and recommends a senior digital marketing manager steps in to be the “shepherd” that coordinates efforts.
  • Early Majority – This persona is articulated by a recognition of management as to the risks and rewards of social media use, the allocation of resources, and the development of governance.
  • Early Adopters – Corcoran defines this persona as having already coordinated social organization and are now focused on optimizing social media activities. He cites Starbucks, Best Buy and Coca Cola as examples.
  • Innovators – Companies representing this persona have all relevant employees trained and empowered to use social media. Many inbound marketing agencies fall in this persona.

 

 

 

Reads from right to left
Source: Forrester Research

 

The above should help all businesses and organizations, both large and small, to identify where they are with social media adoption, where they can go, and what steps are required to get there. The model empowers companies and can create acceleration and velocity in their inbound marketing efforts. Lastly, the social media maturity model helps eliminate the magic-pill hype which surrounds social media by clearly establishing benchmarks for adoption.

Le 10 Euristiche di Nielsen

  1. Visibilità dello stato del sistema

Ogni sistema dovrebbe sempre mantenere gli utenti informati sullo stato delle loro azioni mediante un feedback.

 

  1. Corrispondenza tra il sistema ed il mondo reale

E’ sempre bene conoscere ed utilizzare il “linguaggio” degli utenti finali, ossia di coloro che utilizzeranno il prodotto software.

 

  1. Dare all’utenza controllo e libertà

E’ buona norma lasciare agli utenti il controllo sul contenuto informativo del sito, permettendo loro di accedere  facilmente agli argomenti presenti e di navigare a seconda delle proprie esigenze.

 

  1. Consistenza

Riportare in ogni pagina web elementi grafici sempre uguali conferma all’utente che si sta muovendo all’interno dello stesso sito.

 

  1. Prevenzione dall’errore

Occorre far sì che l’utente non cadi in errore o situazioni critiche ed è comunque fondamentale assicurare la possibilità di uscirne tornando allo stato precedente.

 

“…egli descrive un metodo basato sull’uso di un insieme predefinito di euristiche o linee guida derivanti dall’applicazione di tecniche di analisi fattoriale su 249 problemi di usabilità. ”
  1. Riconoscimento più che ricordo

E’ consigliata la scelta di layout semplici e schematici, per facilitare la consultazione delle informazioni sulle pagine; i link e tutti gli altri elementi utili alla navigazione devono essere sempre chiari e visibili.

 

  1. Flessibilità ed Efficienza

E’ bene dare agli utenti la possibilità di una navigazione differenziata all’interno del sito, a seconda della propria esperienza nell’uso del Web e del sito stesso.

 

  1. Estetica e progettazione minimalista

Le pagine di un sito web dovrebbero dare risalto ai contenuti informativi evitando elementi irrilevanti o poco utili.

 

  1. Aiutare gli utenti a riconoscere, diagnosticare ed uscire dalle situazioni di errore

I messaggi di errore dovrebbero indicare con precisione il problema e suggerire una soluzione costruttiva.

 

  1. Documentazione

E’ meglio che il sistema si possa usare senza documentazione, ma questa resta necessaria. L’aiuto dovrebbe essere facile da ricercare e focalizzato sulle attività dell’utente, elencare azioni concretamente eseguibili e mantenere dimensioni contenute.

Campagna integrata Barbie&Ken

Pensate sia passato il tempo in cui giocare con le bambole era divertente? Sbagliato. E’ il momento perfetto per farlo. Almeno per coloro che si occupano di comunicazione! La Mattel, l’azienda della Barbie e di Ken, ha creato la campagna integrata per rilanciare le due famosissime bambole sui social media e per presentare il nuovo  ”Sweet Talking Ken”. Barbie, la bambola più bionda del mondo, può vantare oggi la bellezza di quasi due milioni di “Like”. Ma come ha fatto la biondina a coinvolgere così tanto pubblico direttamente sulla sua pagina Facebook (ma anche Twitter e You Tube, Forsquare e Flikr)? Con una notizia bomba: dopo 50 anni insieme, la storica coppia Ken-Barbie si divide! Oppure no? L’esito lo hanno deciso i fan della pagina di Barbie. Ma nulla è cambiato, non preoccupatevi: grazie ai voti sono tornati insieme. Ma, forse, il motivo principale del grande ritorno della coppia sono tutte le dolcezze che Ken ha pensato per riconquistare la sua bella. Un esempio? Ken (ok, va bene; il reparto Comunicazione e Marketing della Mattel… lasciatemi credere un po’ al sogno, accidenti!) “ha creato” per Barbie una tortina dedicata per S. Valentino con un messaggio: “Sei l’unica bambola per me” (disponibile per tutti con un intelligente co-marketing nei Magnolia Bakery di New York). “ha trovato qualcuno che ha utilizzato il concept creativo per scopi che non erano quelli voluti dal marchio. Questo è il pericolo -ma anche la grande occasione – che permette ad un marchio di diventare virale, viralità significa anche perdere il controllo su quello che succede al logo, ai personaggi, ai prodotti. Siete pronti a gestirlo?”La campagna è davvero integrata e il media mix impressionante: la storia esce dai social Network e approda nella vita reale. Ai fan si offre una vera e propria esperienza che nasce sui Social Networks e continua – in modo molto reale – in una pasticceria, ma anche sui giornali (Ken “ha acquistato” intere pagine di settimanali americani per chiedere a Barbie di tornare) e per la strada (ci sono state anche affissioni in giro, fra gli altri, per Las Vegas, New York). In questo modo le bambole diventano ancora più reali e l’interazione con loro è ad un clic: i commenti infatti, raggiungono numeri incredibili: 500 commenti e 1000 like! Ma la campagna non si ferma qui: c’è anche il reality “Genuine Ken” che mira a trovare il perfetto fidanzato americano con l’aiuto di Hulu (visibile solo negli States). Ma perché Barbie e Ken si sono lasciati? Secondo un attivista per i diritti gay(@benluvsken), Ken sarebbe innamorato di un certo Ben Collins. Ed è per questo che ha lasciato la biondona: ora sarebbe il momento di fare outing e di dichiarare al mondo l’amore per Ben. Se volete aiutare il disperato Ben a dimostrare che l’amore tra lui e Ken “è vero e non è un amore di plastica”,  cliccate sulla loro pagina! La pagina di Ben&Ken dimostra che la campagna è così ben riuscita che già ha trovato qualcuno che ha utilizzato il concept creativo per scopi che non erano quelli voluti dal marchio. Questo è il pericolo -ma anche la grande occasione – che permette ad un marchio di diventare virale, viralità significa anche perdere il controllo su quello che succede al logo, ai personaggi, ai prodotti. Siete pronti a gestirlo?

Storytelling for Branding, the Red Bull Way

One of the questions I get asked more often (by Marketing and advertising pros, most of the time) is “Who, in your opinion, is using Storytelling to it’s full extent in their Marketing strategy?”
And although I know there are other brands doing cool stuff, I must admit I have a flaw for Red Bull. And this is why.
In my last year at school in Holland, I had made up my mind to spend (at least!) a year abroad before starting University. I had been skiing in Austria and thought that would be a good place to start. I got a job at a restaurant, working shifts. That was ok, but I was young and wanted to party, too. My Austrian friends introduced me to this local drink wrapped in blue and silver cans. They told me it had all sorts of secret ingredients that would allow me to go dancing in Italy on a Wednesday night and be up and ready to serve coffee n Austria on a Thursday morning. I won’t go into details here, but I can tell you that during the summer of 1992 Red Bull became an unmissable part of my breakfast routine. (I should add here that I never particularly liked the taste. It always reminded me of gummy bears somehow. And liquifying little animals seemed cruel, somehow. But it worked, it gave me wings. And I became a fan).
Nearly 20 years later, this local Austrian brand has conquered the world. Wikipedia will tell you they have done so “using an aggressive Marketing strategy”. Let’s say they’re right. But let’s see, what did and does their strategy really consist of? For almost two decades, their advertising campaigns were different versions of one idea: “Red Bull Gives you Wings”, and displayed the same cartoon style:
Red Bull – Confession
“First, act upon your values, then shape the stories you tell about what you do.”

Today, they also use clips from the many extreme athletes they sponsor. A part from that, they have filled our cities with their blue and silver cars with huge size cans on top:

Plus, and here’s the thing: they have always been very active in sponsorship. Back in 1992, they mainly sponsored typically Austrian winter sports like snowboarding, whereas today, projects range from adventure sports and athletics, to aerial and motor sports. And, as I learned yesterday while watching Spanish national TV, they also have a true Music Academy.
What is my point here? Red Bull, before asking themselves “what story they should tell the world”, they have taken action. Today, they have many stories to share with the world, and all are based on the one thing they actually DO, which is helping people to live their lives fully (being it a waitress who loves dancing, an extreme snowboarder who wants to go for the most remote mountain, or a musician who dares to go beyond the known in music history).
Dietrich Mateschitz, Red Bull’s CEO, who one day, sitting at a bar in Asia, stated that “there was no market for energy drinks in Europe, but he would create one“, today, rules the world from his office in the tiny village of Fuschl am See. I still don’t like ground gummy bears, but I do admire coherent, transparent and action orientated people like Mr. Mateschitz. Therefore, I honestly think he is one of the few to use Storytelling to it’s full extent in their Marketing strategy.
He embodies the Screenwriter’s principle “Show, don’t tell”. Or, wrapping it up Snijders’ style: “First, act upon your values, then shape the stories you tell about what you do.”

Facebook Fans Value

…”It is the phase of what I call false engagement where an organisation believes there is an intrinsic value in having 100,000 Facebook fans and accordingly decides to replicate its website in Facebook. 100,000 Facebook fans is a totally valueless concept because if you are using Facebook to try and ‘engage’ with your consumers, 100,000 is not enough, but if you are using Facebook as it is designed to be used, 100,000 is way too many.”…

…”Finance directors are asking difficult questions about placing an actual value on a Facebook ‘like’ and asking how this compares with the proven ability to reach the target audience through conventional media channels.100,000 Facebook fans is a totally valueless concept because if you are using Facebook to try and ‘engage’ with your consumers, 100,000 is not enough, but if you are using Facebook as it is designed to be used, 100,000 is way too many.”…

Second is the discovery, by accident or intention, that the real benefit from social media lies in the ability to listen to what consumers or customers are talking about, rather than trying to talk to them. This intelligence can then be used to devise appropriate responses – appropriateness being defined around timing and relevance. In essence this means recognising that what consumers and customers are doing in social media, at least the bit of their behaviour that is relevant to you, is asking each other (and maybe you) questions – “how do I fix this?”, “how do I make this happen?”, “where can I get it?”, “why is this not working?”. Your response therefore needs to be shaped around answering these questions, through the content you produce and your ability to respond within a useful timeframe (usually close to real time).

Social media is not an effective tool to use to speak to all of your audience (that is advertising), but it is a very effective tool to speak to a very small number of exactly the right people at exactly the right time…”